Federico Sirianni – Il Santo (Nota, 2017)
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Schiuma rabbia cantautorale, anche se produce un disco ogni 4/5 anni, perché …scrive per sopravvivere… è tutto intorno che c’è odore di letame: un buon lavoro, ben confezionato, tra fiori nell’immondizia ed un cielo grigio acciaio.
Il suo nome gira nello showbiz da qualche tempo e questo disco (in cui campeggia il grande Buster Keaton) vede la sua vena poetica diventare qualcosa di maturo, comunicativo ed assai ammaliante..
Nei primi brani anche la chitarra di Eugenio Odasso merita esser citata. Ma tutto Il Santo trabocca (oltre che di vino e cianuro..) di ospiti, cameo, partecipazioni: come quella di Arturo Brachetti e Paolo Bonfanti: sono tutte buone canzoni, costruite in modo intimo a tratti (vedi ad esempio la struggente A chi serve, ma anche Il campo dei miracoli) fin troppo introspettive, sempre basate sulle rime baciate .. tanto care a quasi mille anni di produzione poetica! Difficile dire cosa serve a Sirianni per fare il salto di qualità ed arrivare alla meritata notorietà o ad un posto al sole più dignitoso: ha tutto dalla sua parte, compresa una presenza fisica che non può passare inosservata. E poi c’è quella erre moscia che è quasi un marchio di fabbrica … Continua a leggere
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